• Il salto di specie visto da Modena: cosa chiedono davvero le aziende all’AI

    TL;DR — Il 14 ottobre 2026 ho tenuto a Modena il tavolo “L’assistente su misura (Copilot)” per imprese manifatturiere e di servizi. Nessuno ha chiesto “dove mettere l’AI”: hanno chiesto perimetri sui dati riservati, assistenti che leggano archivi, reporting per il CdA e casi d’uso pratici. È la conferma della tesi portata al Fuori Congresso ENIA: il salto di specie riguarda l’organizzazione, non lo strumento.

    Da dove parte questo pezzo?

    Lunedì 12 ottobre ero in diretta LinkedIn per il Fuori Congresso ENIA 2026. Il titolo del mio intervento era “Il salto di specie delle organizzazioni. Perché aggiungere AI non basta più”. Mercoledì 14, due giorni dopo, ero a Modena per un convegno sulla doppia transizione digitale e sostenibile. Avevo venticinque minuti per il tavolo di lavoro e una demo dal vivo di Microsoft 365 Copilot davanti a CFO, responsabili HR, ICT, operations e qualche profilo sostenibilità.

    Nella mia esperienza, un convegno serve anche a chi è sul palco. Il lunedì puoi mettere in ordine una tesi; il mercoledì arrivano le domande di chi guida un’azienda e quella tesi deve reggere. Questo pezzo tiene insieme le due giornate: ciò che ho sostenuto e ciò che ho ascoltato al tavolo.

    Cosa intendo per “salto di specie” delle organizzazioni?

    Per salto di specie intendo questo: l’AI smette di essere uno strumento aggiunto al lavoro esistente e diventa parte del modo in cui un’organizzazione è progettata. Non sto proponendo una metafora biologica rigorosa. È una scelta narrativa che ho dichiarato come mia nell’articolo Il salto di specie dell’AI: la tecnologia ha già saltato, le organizzazioni sono il nuovo ospite: la tecnologia ha già compiuto il salto; il nuovo ospite da trasformare siamo noi, le organizzazioni.

    Nelle slide di ENIA ho messo le domande una accanto all’altra. “dove possiamo mettere l’AI?” cerca un posto libero nel processo che c’è già. Può migliorare un’attività, ma si ferma lì. “come cambia il lavoro se persone e agenti collaborano?” obbliga invece a guardare il modello. Il riferimento è un’azienda AI-operated, human-led: intelligenza su richiesta, team ibridi di persone e agenti, responsabilità umana. Non basta riempire l’azienda di AI. Conta come è progettata.

    A Modena, una slide dava a questa distinzione un ritmo più concreto: “L’AI arriva due volte”. Prima arriva come installazione. Bastano minuti: la licenza si attiva, Copilot compare nelle app. È la parte facile. Poi arriva come abitudine. Servono mesi: cambiano i modi di scrivere, cercare e decidere. È questa la parte che cambia i risultati. C’è anche un terzo livello: l’AI ridefinisce il normale, dalla buona email alla durata di un’analisi, fino a chi può fare una domanda. La slide finiva così: “Non si adotta una tecnologia: si impara ad abitarla”. La ripeterei.

    Qual è lo stato reale delle aziende italiane sull’AI?

    I dati suggeriscono una crescita rapida, ma l’adozione resta minoritaria e cambia molto con la dimensione aziendale. Secondo l’Istat (Imprese e ICT, anno 2025, pubblicato il 15 dicembre 2025), usa almeno una tecnologia di intelligenza artificiale il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti. Era l’8,2% nel 2024 e il 5,0% nel 2023: un raddoppio in un anno. Le grandi imprese passano dal 32,5% al 53,1%; le PMI dal 7,7% al 15,7%. Il divario fra grandi e piccole, intanto, si allarga: da circa 20 punti percentuali nel 2023 a 37 punti nel 2025.

    Il numero su cui mi fermo più a lungo è un altro. La mancanza di competenze adeguate frena l’adozione in quasi il 60% delle aziende che hanno valutato un investimento in AI e poi non l’hanno realizzato. La tecnologia è disponibile. È l’organizzazione a non sapere ancora come abitarla.

    Dall’altra parte ci sono le persone. Il Work Trend Index 2024 di Microsoft e LinkedIn (indagine su 31.000 persone in 31 paesi, pubblicata l’8 maggio 2024) rilevava che il 75% dei knowledge worker usava già l’AI al lavoro. Fra loro, il 78% portava strumenti propri non forniti dall’azienda: il cosiddetto BYOAI, Bring Your Own AI. E il 52% era riluttante ad ammettere di usarla per le attività più importanti. Il dato ha due anni e andrebbe aggiornato. In sala l’ho usato per arrivare a una domanda anonima che pongo sempre: chi ha incollato almeno una volta un documento di lavoro in un’AI personale? Non si giudica. Si spiega perché la regola esiste.

    Istat e Work Trend Index mostrano così la stessa forbice: le persone sono già oltre, le organizzazioni no. Il salto di specie prova a chiuderla.

    Cosa hanno chiesto le aziende al tavolo di Modena?

    Al tavolo, le richieste sono finite in quattro famiglie: perimetro sui dati riservati, conoscenza aziendale interrogabile, finance e reporting direzionale, adozione e formazione. Non erano richieste di licenza. Riguardavano il modo di lavorare. Per rispetto delle persone e delle aziende presenti, anonimizzo: settori e ruoli sì, nomi no.

    Chi (anonimizzato) Cosa ha chiesto Di che famiglia è
    Studio di engineering e progettazione conto terzi Usa già Microsoft 365, ma la documentazione contiene proprietà intellettuale dei clienti sotto NDA stringenti; oggi il regolamento interno consente solo usi anonimizzati. Come sperimentare senza contraddire gli obblighi verso i committenti? Perimetro dati
    Produttore di guarnizioni, circa 60 persone, ecosistema non Microsoft per scelta Automazione dei processi, accesso a cartelle locali e server, lettura di pacchetti documentali; obiezione sui costi e sulla presunta necessità di estendere Office a tutti Perimetro dati + costi
    Azienda del settore medicale Copilot già attivo per pochi utenti, ma nessuna formazione né piano di adozione; interesse a estendere Adozione e formazione
    Responsabile di stabilimento di un gruppo manifatturiero “Un agente esperto di una cartella”, con documenti anche di diversi gigabyte Conoscenza aziendale
    CFO di un’azienda meccanica Superare la carta e le abitudini consolidate, cercando stimoli da portare poi all’IT Trasformazione organizzativa
    CEO di un’azienda di Sassuolo (elettronica, meccanica, filtrazione aria) Come mettere concretamente a terra l’AI in un modello di azienda integrata Trasformazione organizzativa
    Finance manager di un’azienda chimico-farmaceutica Modello di controllo di gestione ancora in evoluzione su Excel, mandato dalla casa madre per affrontare l’AI, consulente IT già coinvolto, Power BI come passo successivo Finance
    Due amministrativi di un gruppo trasporti Posizione finanziaria netta di gruppo, depositi con tassi e investimenti sparsi in file per paese, da trasformare in presentazione con grafici per il CdA; collegare il verbale di riunione a Planner; già in uso più strumenti AI diversi Finance + gestione attività

    Da veterano, mi porto via due osservazioni. La domanda “quanto costa la licenza” non è stata la prima in nessun caso. I costi sono entrati nella conversazione, ma dopo il perimetro dei dati. Chi ha vissuto l’arrivo del cloud dieci anni fa conosce l’ordine: prima “dove finiscono i miei dati”, poi “quanto mi costa”.

    La seconda osservazione riguarda l’azienda medicale. Qui l’AI era già “arrivata la prima volta”: Copilot era attivo. Non era ancora “arrivata la seconda”: mancavano formazione e piano di adozione. La licenza c’era, l’abitudine no. È una scena che rende concreta la carenza di competenze rilevata dall’Istat. Io la chiamo salto di specie non compiuto.

    Cosa dice il feedback anonimo dei partecipanti?

    Nel questionario anonimo compilato il 14 ottobre, le applicazioni pratiche e i casi d’uso aziendali guidano le richieste: 84,6%. Segue l’automazione dei processi: 76,9%. Il questionario riguarda l’evento nel suo complesso, non soltanto il mio tavolo. E queste risposte non fanno un campione statistico: sono un segnale, non una prova.

    Tema richiesto per futuri approfondimenti Quota
    Applicazioni pratiche e casi d’uso aziendali 84,6%
    Automazione dei processi 76,9%
    Strumenti di intelligenza artificiale generativa 61,5%
    Sicurezza, privacy ed etica 53,8%
    Formazione e competenze per i dipendenti 46,2%
    Normativa e responsabilità 23,1%

    I numeri lusinghieri meritano comunque una lettura critica. “Normativa e responsabilità” si ferma al 23,1%. Non ne deduco che la governance non interessi. Al tavolo, le prime due domande riguardavano NDA e dati di terzi. La governance interessa quando prende la forma di “posso usare questo documento?”; annoia quando la chiamiamo “normativa”. Il problema, qui, è il linguaggio. Nostro, non loro.

    Perché “aggiungere AI” non basta: qual è il metodo del salto?

    Per fare il salto si parte dal valore e si arriva alla responsabilità, attraversando lavoro, dati e agenti. Nel cantiere servono cinque elementi — strategia, persone, processi, dati, governance — e se uno manca l’adozione resta fragile. È il percorso in cinque passi che ho portato al Fuori Congresso ENIA. A Modena l’ho ritrovato nelle domande delle persone.

    1. Outcome: quale risultato? (Il gruppo trasporti lo aveva chiarissimo: una presentazione per il CdA, non “usare l’AI”.)
    2. Lavoro: come cambia? (Il CFO dell’azienda meccanica: superare carta e abitudini, prima ancora degli strumenti.)
    3. Dati: cosa serve? (Lo studio di engineering: quali documenti posso trattare, chi autorizza il perimetro.)
    4. Agenti: cosa delegare? (Il responsabile di stabilimento: un agente esperto di una cartella.)
    5. Governo: chi risponde? (La domanda che nessuno ha fatto esplicitamente e che tutti, di fatto, facevano.)

    Nelle slide ENIA uso una richiesta interna qualsiasi per mostrare la differenza. Prima arriva un’email non strutturata: mancano informazioni, partono controlli manuali e passaggi tra uffici, la risposta tarda. Dopo il salto, la raccolta è guidata; un agente verifica la completezza; dati e regole sono disponibili; una persona gestisce le eccezioni; il processo continua ad apprendere. Non è soltanto “fare prima la stessa cosa”. Il principio, per me, è delegare attività, non responsabilità. L’AI porta scala, velocità e coerenza. Alle persone restano senso, giudizio e responsabilità. Alla consulenza spetta progettare il confine fra delega e controllo.

    Nella demo di Modena quel confine aveva un gesto semplice: non ho mai premuto “Invia”. Copilot ha riassunto un thread email con un cliente tedesco, estratto azioni e responsabili da una trascrizione di riunione, trovato anomalie di consumo energetico nascoste dalle medie, scritto una bozza di policy anti shadow AI e costruito in pochi minuti un assistente su misura per rispondere ai colleghi sulle regole aziendali. La scena era un’azienda fittizia, Lumenta Components, in un tenant dimostrativo senza dati reali. Ogni volta, la responsabilità finale rimaneva a chi preme Invia.

    Cosa cambia per la consulenza (e per me)?

    Se cambia l’organizzazione, cambia anche il mestiere di chi l’accompagna. Il consulente non è più il depositario delle risposte: diventa architetto del cambiamento. Al posto delle giornate/uomo metto quattro verbi: leggere, ridisegnare, orchestrare, trasferire. Lavoro in questo settore, quindi la mia non è una posizione neutrale. È giusto dirlo.

    Ne ho scritto in ProgettiAI: cosa vendere al posto delle giornate/uomo e in Un agente non si consegna, si accompagna: un agente è un collega da accompagnare, non un deliverable da consegnare. A Modena, l’azienda medicale ne offriva la controprova. Le licenze erano attive, il piano di adozione no. Non serviva un’altra licenza; servivano lettura del contesto, tre flussi da ridisegnare e un metodo da trasferire. Nella slide che preferisco, il successo della consulenza arriva “quando il cliente non dipende più da noi”: metodo, competenze e governance restano in casa. Il progetto finisce; la trasformazione continua.

    Quali implicazioni pratiche per le PMI emiliane?

    Che una PMI sia oggi nel 15,7% che usa l’AI o nell’84,3% che non la usa, il salto di specie non comincia con un progetto da centinaia di migliaia di euro. Comincia con decisioni organizzative, prima di qualunque acquisto. Dalle conversazioni di Modena ricavo cinque mosse, in ordine.

    1. Definire il perimetro dei dati prima dello strumento. Quali documenti si possono trattare, quali no, chi autorizza. Le due aziende con NDA stringenti avevano ragione a partire da qui. Copilot vede solo ciò che vede l’utente, con gli stessi permessi di SharePoint, OneDrive ed Exchange; secondo la documentazione Microsoft Learn, prompt, risposte e dati raggiunti tramite Microsoft Graph non vengono usati per addestrare i modelli di base, e il servizio rientra negli impegni GDPR ed EU Data Boundary, con eccezioni documentate per il routing flessibile nei picchi di domanda e per i modelli di terze parti configurabili dal tenant. Il rischio vero, come ho detto in sala, non è Copilot: è ciò che è già condiviso troppo.
    2. Scegliere un caso con un risultato misurabile, non una funzione. “Presentazione per il CdA a partire da PFN, depositi e investimenti” è un caso. “Usare l’AI in finance” non lo è.
    3. Scrivere la regola prima di vietare. Il 78% di BYOAI del Work Trend Index dice che il divieto non funziona. Una policy chiara, con una classificazione dei dati su tre livelli e una tabella sì/no, è il primo passo anche verso l’alfabetizzazione richiesta dall’art. 4 del Regolamento (UE) 2024/1689, applicabile dal 2 febbraio 2025.
    4. Formare sulle attività reali, non sul prodotto. Il 46,2% che chiede formazione e il caso dell’azienda con licenze senza piano dicono la stessa cosa.
    5. Decidere chi risponde. Delegare attività, non responsabilità. Un agente che risponde ai colleghi sulle regole aziendali è utile solo se qualcuno è responsabile di quelle regole.

    L’hype ha due facce: “l’AI farà tutto” e “l’AI è solo un chatbot”. Nella mia esperienza, chi dice la prima cosa non ha mai fatto una demo dal vivo con il Wi-Fi di una sala convegni. Chi dice la seconda non ha mai visto un CFO trovare in quattro minuti un’anomalia di costo energetico che il suo report mensile nascondeva da un trimestre.

    FAQ

    Cos’è il salto di specie delle organizzazioni?

    È il passaggio dell’AI da strumento aggiunto a un processo esistente a componente strutturale del modo in cui un’organizzazione è progettata. La domanda cambia da “dove mettere l’AI” a “come cambia il lavoro se persone e agenti collaborano”. Il modello di riferimento è un’azienda AI-operated e human-led, in cui la responsabilità resta alle persone.

    Quante imprese italiane usano l’AI nel 2025?

    Secondo l’Istat (Imprese e ICT, anno 2025) il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di AI, il doppio dell’8,2% del 2024. Le grandi imprese sono al 53,1%, le PMI al 15,7%. Quasi il 60% di chi ha valutato e non investito indica la mancanza di competenze come freno principale.

    Cosa chiedono le PMI quando parlano di Copilot?

    Al tavolo di Modena le richieste si sono concentrate su quattro famiglie: perimetro sui dati riservati e NDA, assistenti che interroghino archivi documentali anche di diversi gigabyte, reporting finance per il consiglio di amministrazione e percorsi di adozione per licenze già attive ma mai formate. Nel feedback anonimo, 11 su 13 chiedono casi d’uso pratici.

    Cos’è la shadow AI e perché vietarla non funziona?

    La shadow AI è l’uso di strumenti di AI personali non forniti dall’azienda, spesso incollando documenti di lavoro. Il Work Trend Index 2024 di Microsoft e LinkedIn rilevava che il 78% di chi usa l’AI al lavoro porta strumenti propri e il 52% è riluttante ad ammetterlo. Serve una regola chiara e uno strumento sicuro, non un divieto.

    Copilot usa i dati aziendali per addestrare i modelli?

    No. Secondo la documentazione Microsoft Learn, prompt, risposte e dati raggiunti tramite Microsoft Graph non vengono usati per addestrare i modelli linguistici di base. Copilot rispetta i permessi esistenti dell’utente e rientra negli impegni GDPR ed EU Data Boundary, con eccezioni documentate per il routing flessibile e per i modelli di terze parti.

    Cosa resta dopo Modena?

    Al Fuori Congresso ENIA avevo portato una tesi: aggiungere AI non basta più. A Modena, le domande delle aziende l’hanno messa alla prova. Dietro un archivio da interrogare, una presentazione per il CdA o una licenza già attiva c’era ogni volta un pezzo di lavoro da riprogettare, senza perdere il controllo dei dati. I numeri dell’Istat mostrano l’adozione che raddoppia e la competenza che frena. Il feedback dei partecipanti, in una sala di Modena, mostra in piccolo la richiesta di casi pratici.

    La mia posizione resta dichiarata: la tecn ologia ha già saltato. Alle aziende e a chi le accompagna resta il lavoro meno istantaneo, quello di imparare ad abitarla. Il salto non si compra. Si progetta insieme; poi il cliente deve poter continuare da solo.


    Riferimenti

    Fonti verificate al 15 ottobre 2026.

    1. Istat (2025, 15 dicembre). Imprese e ICT – Anno 2025. Comunicato stampa e Statreport. https://www.istat.it/comunicato-stampa/imprese-e-ict-anno-2025/ — Livello B (fonte governativa).
    2. Microsoft & LinkedIn (2024, 8 maggio). 2024 Work Trend Index Annual Report: AI at Work Is Here. Now Comes the Hard Part. https://www.microsoft.com/en-us/worklab/work-trend-index/ai-at-work-is-here-now-comes-the-hard-part — Livello B (analista/vendor; dato datato, segnalato nel testo).
    3. Microsoft Learn (2026). Data, Privacy, and Security for Microsoft Copilot. https://learn.microsoft.com/microsoft-365/copilot/microsoft-365-copilot-privacy — Livello B (documentazione ufficiale vendor).
    4. Microsoft Learn (2026). Services that transfer a subset of Customer Data out of the EU Data Boundary on an ongoing basis. https://learn.microsoft.com/privacy/eudb/eu-data-boundary-ongoing-partial-transfers — Livello B.
    5. Microsoft Learn (2026). Build agents in Agent Builder. https://learn.microsoft.com/microsoft-365/copilot/extensibility/agent-builder-build-agents — Livello B [VERIFY: URL e titolo pagina Agent Builder — fonte: Microsoft Learn, non consultata direttamente in questa stesura].
    6. Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio (AI Act), art. 4. https://artificialintelligence-act.ec.europa.eu/ — Livello B (fonte normativa).
    7. Borio, L. (2026, 12 ottobre). Il salto di specie delle organizzazioni. Perché aggiungere AI non basta più. Intervento al Fuori Congresso ENIA 2026, Fondazione ENIA, diretta LinkedIn. — Livello C (materiale dell’autore).
    8. Borio, L. (2026, 14 ottobre). L’assistente su misura (Copilot). Presentazione e copione demo, convegno “Doppia transizione: guidare il cambiamento con l’AI”, Modena. — Livello C (materiale dell’autore).
    9. Feedback anonimo dell’evento del 14 ottobre 2026, 13 risposte (Id 1-13), elaborazione interna. — Livello C (dato primario dell’autore, non pubblico).
    10. Borio, L. (2026, 8 ottobre). Il salto di specie dell’AI: la tecnologia ha già saltato, le organizzazioni sono il nuovo ospite. Argos New Dreams. — Livello C.
    11. Borio, L. (2026, 2 ottobre). Un agente non si consegna, si accompagna. Argos New Dreams. — Livello C.
    12. Borio, L. (2026, 9 ottobre). ProgettiAI: cosa vendere al posto delle giornate/uomo. Argos New Dreams. — Livello C.

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    Questo articolo è stato redatto con l’assistenza di sistemi di intelligenza artificiale generativa: Claude Sonnet 5 per la ricerca delle fonti, la strutturazione e la prima stesura, e GPT-5.5 Chat per la revisione stilistica e la resa narrativa, entrambi tramite agenti su Microsoft Copilot Studio. Nessuno dei due sistemi ha verificato in autonomia i fatti riportati. Il testo è stato successivamente verificato, corretto e approvato da un autore umano, Luca Borio, che ne detiene la responsabilità editoriale ai sensi dell’art. 50 del Regolamento (UE) 2024/1689. Dati, citazioni e link sono stati controllati sulle fonti originali indicate. Eventuali errori residui sono miei.

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